Sotto i magazzini di Masseria Brancati, nelle campagne di Ostuni, c’è un frantoio ipogeo scavato nella roccia, usato per tutto il Medioevo e fino all’Ottocento. Qui si produceva olio lampante: non da mangiare, ma da bruciare. Dai porti pugliesi quell’olio partiva per le città d’Europa e alimentava lucerne e illuminazione pubblica, finché il gas e poi l’elettricità non lo sostituirono.
Con questo video, realizzato dall’Associazione culturale Clabs con Giancarlo Di Dio (Art of God) e Luca Desiderato, il frantoio torna idealmente ai suoi antichi splendori: la raccolta sotto gli ulivi monumentali, le olive che scendono nelle sciave, l’asino bendato che gira la macina, le presse, l’olio raccolto a pelo d’acqua con un piattino, fino ai carretti diretti al porto e alla nave che salpa al tramonto. Il video sarà proiettato nel frantoio prima della visita guidata e pubblicato online.
Cos’era l’olio lampante
«Lampante» vuol dire destinato alle lampade. Era un olio ad alta acidità, ottenuto anche da olive lasciate per settimane nelle sciave, le celle scavate nella roccia dove si ammassavano in attesa della frangitura. Tra il Cinquecento e l’Ottocento l’olio lampante pugliese viaggiava via nave, con Gallipoli come capitale del commercio, fino a Londra, Parigi, Vienna e Berlino, dove illuminava le strade (Slow Food, Scintilena).
Macina, pressa alla calabrese, pressa alla genovese
Le olive si frangevano nella macina di pietra, fatta girare da un asino bendato: a Brancati, secondo la testimonianza del proprietario, un asino di Martina Franca. La pasta veniva stesa nei fiscoli, dischi intrecciati impilati sotto le presse. La pressa alla calabrese ha due viti di legno che due operai giravano insieme: scomoda, ma potentissima. La pressa alla genovese ha una vite sola (scheda del Catalogo generale dei Beni culturali) e con una leva bastava un uomo.
In molti frantoi del Salento la genovese arrivò dopo e sostituì la calabrese (Fondazione Terra d’Otranto). A Brancati, secondo la lettura di Corrado Rodio, le basi scavate nella roccia raccontano più fasi, compresa una pressa primitiva ancora più antica.
Dal rilievo ai model sheet
Il lavoro è partito dal luogo vero. Abbiamo fatto il rilievo dello stato di conservazione, con foto, riprese drone e rilevazioni, e con Corrado Rodio, titolare della masseria ed esperto di frantoi, abbiamo ricostruito la posizione di ogni macchina e il modo in cui si lavorava: dove cadevano le olive, dove giravano l’asino e gli operai, dove l’olio affiorava.
Poi abbiamo scritto i prompt delle immagini con una coerenza rigorosa e costruito i model sheet: 13 personaggi e 22 schede di oggetti, attrezzi e animali, ognuno visto da più lati. Abiti, utensili ed espressioni seguono riferimenti storici precisi: i volti logori di chi passava i mesi della molitura sotto terra, accanto al camino e alla fucagna, il sedile di pietra dove gli operai dormivano.
Dalle immagini al video
Dalle immagini approvate dal cliente sono nate le clip generate con l’AI, montate in un video di 2 minuti e 20 secondi in tre parti: il ritorno al passato, le macine e la lavorazione, la spedizione via mare. Regia e montaggio sono di Luca Desiderato. Il video accompagna il progetto «I frantoi ipogei di Masseria Brancati», finanziato dal PNRR nell’ambito dell’Investimento 2.2 per il patrimonio architettonico e paesaggistico rurale, con la Regione Puglia come soggetto attuatore.ClienteMasseria Brancati, Ostuni (BR)Progetto«I frantoi ipogei di Masseria Brancati» · PNRR M1C3, Investimento 2.2Video2′20″ · 16:9 · tre partiProduzioneAssociazione culturale ClabsAI, drone e rilieviLuca Desiderato, Giancarlo Di DioRegia e montaggioLuca DesideratoModel sheet13 personaggi · 22 schede di oggetti, attrezzi e animaliUsoproiezione nel frantoio prima della visita guidata · online
Fonti e approfondimenti
- Masseria Brancati — la storia della masseria e del frantoio ipogeo
- Slow Food — I frantoi ipogei di Gallipoli e l’olio lampante
- Scintilena — La civiltà sotterranea dell’olio che illuminava l’Europa
- Catalogo generale dei Beni culturali — Torchio ligneo o pressa genovese
- Fondazione Terra d’Otranto — Presicce, la città sotterranea dei frantoi
- Luca Desiderato — filmmaker, video con l’AI
- Culture Labs — Associazione culturale Clabs, Bari




